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lunedì 6 agosto 2012

Gli italiani drogati di zucchero

Gli italiani drogati di zucchero. Le sostanze chimiche rilasciate dallo zucchero creano una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati  da altre droghe come la cocaina e l'eroina  oltre ad essere la benzina dei tumori.

Il consumo di zucchero è triplicato negli ultimi 50 anni e ora rappresenta un quinto del nostro apporto calorico totale. In casa e negli uffici nel nostro paese, milioni di persone nella routine quotidiana, assumono calorie senza accorgersi  come nel caso di un paio di bibite zuccherate che possono accumulare 93 bustine di zucchero, che alla fine della giornata possono rappresentare quasi 1400 calorie "vuote" , che costituiscono quasi 3/4 delle calorie giornaliere di un adulto.

E tra questi soggetti sono le donne più degli uomini che preferiscono  consumare spuntini dolci per aiutarsi ad affrontare lo stress giornaliero, di lunghe ore di lavoro e per superare la  preoccupazione economica. Infatti lo zucchero è una soluzione rapida per aumentare i nostri livelli di energia e di sollevare i nostri stati d'animo. Per tali ragioni la nostra sta rapidamente diventando una nazione di tossicodipendenti. Una recente ricerca condotta da Bart Hoebel del Princeton Neuroscience Institute, ha scoperto che lo zucchero crea una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati  da altre droghe.

Nel cervello, quando si assume zucchero, avvengono dei cambiamenti neurochimici che fanno aumentare la dopamina, e questa è la ragione per cui quando si viene privati improvvisamente della dose zuccherina giornaliera, si genera una vera e propria crisi di astinenza.

Prima crea una stimolazione e poi c'è la fase depressiva che crea stati di irritabilità.

Questo è causato  dal rapidissimo assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la glicemia, e costringe il pancreas a secernere insulina. Tale ormone fa scendere bruscamente la glicemia (malessere, sudorazione, irritabilità, debolezza) con bisogno di mangiare ancora zuccheri per sentirsi meglio. Ma non finisce qua.

Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg è stato insignito il Premio Nobel per la medicina per aver scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio (forma che assume lo zucchero una volta digerito, metabolizzato).

Ingerendo infatti zucchero o farine raffinate (pasta, pane, biscotti, grissini, ecc.), si alza il tasso di glucosio (aumenta la glicemia) nel sangue e l'organismo libera oltre all'insulina, come abbiamo visto, l'I.G.F. una molecola con proprietà che stimolano la crescita cellulare.

In parole povere lo zucchero è la benzina dei tumori.

Infatti lo zucchero bianco è una sostanza innaturale tra le più tossiche in commercio. Basta sapere che viene prodotto con latte di calce (che provoca la distruzione di tutte le sostanze organiche utili: proteine, enzimi, sali, ecc.), poi trattato con acido solforoso per eliminare il colore scuro, poi subisce altri processi, dove viene filtrato, decolorato, centrifugato, per venire alla fine colorato con blu oltremare e blu idantrene (proveniente dal catrame, quindi cancerogeno).

La polvere bianca che si ottiene è sterile, completamente morta e dentro il nostro corpo per essere assimilata e digerita, sottrae vitamine e minerali (calcio da ossa e denti: osteoporosi e carie) per ricostruire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutti dalla raffinazione. Questo processo acidifica il terreno biologico.

Secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", le autorità dovrebbero vigilare sulla salute pubblica e invece restano incuranti del problema, per i forti interessi economici delle multinazionali del settore con giri d'affari  da capogiro. Ed allora  non resta che prestare attenzione all'acquisto dei prodotti controllando l'etichette che indicano la presenza degli zuccheri perchè spesso il metodo per diminuire la quantità dello zucchero è quello di nasconderlo in zuccheri, dal momento che gli ingredienti in etichetta vanno messi in ordine di grandezza, per evitare che lo zucchero sia il primo e il secondo ingrediente, vengono adoperati più zuccheri, in questo modo sembra che ce ne sia di meno non trovandolo all'inizio della lista degli ingredienti, invece bisogna sommare i vari nomi degli zuccheri , ecco indicazioni degli zuccheri: sciroppo di glucosio, destrosio, sorbitolo, mannitolo, amido, zucchero grezzo, melassa, sciroppo di malto, zucchero invertito, miele, fruttosio, zucchero liquido particolare attenzione deve essere posta allo sciroppo di glucosio fruttosio e all'uso di edulcoranti in particolare gli edulcoranti sintetici.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


sabato 4 agosto 2012

Anisakis: attenzione ai prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi

Anisakis: attenzione ai prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi. Raccomandazioni del Ministero della Salute

 

Il Ministero della salute con nota 0024111 del 05.07.2012 richiama l'attenzione sulla necessità di garantire la corretta gestione del rischio sanitario legato alla presenza di Anisakis, intensificando i controlli ufficiali in ambito di vendita e somministrazione di prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi.

L'Anisakis (Pseudoterranova decipiens) è un nematode parassita di colore biancastro i cui sintomi possono essere riconducibili a reazioni di tipo allergico (anafilattiche), forti dolori addominali, febbre, nausea, vomito e generale debilitazione. Altri parassiti che s'insediano con modalità analoghe nell'apparato gastrointestinale sono il verme trematode Clonorchis e dal cestode (verme piatto) Diphyllobothrium.

Il Reg CE 853/2004 modificato dal Re. CE 1279/2011, prevede che gli operatori del settore alimentare che immettono sul mercato o somministrano prodotti della pesca e molluschi cefalopodi che vanno consumati crudi o praticamente crudi (marinati, salati o trattati in maniera tale da non garantire l'uccisione del parassita) sottopongano tali prodotti a trattamento di congelamento per 24 ore a -20°C o a -35 °C per 15 ore .

Nonostante la legge, al di là della circostanza che il congelamento fa perdere, almeno parzialmente alcune caratteristiche organolettiche, è noto però che tale procedura non elimina batteri e vibrioni che sarebbero annientati solo dalla cottura a temperature anche elevate.

Secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", ai consumatori di pesce crudo e sushi non restano che due scelte: o continuare a rischiare sulla propria pelle o mangiare consapevolmente pretendendo dai ristoratori, quantomeno di consumare prodotti decongelati nel rispetto della legge italiana.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 3 agosto 2012

Vacanze e cibo. Le "passatelle" intestinali estive

Roma, 3 Agosto 2012. Capita, specialmente in questo periodo di caldo, di vacanze e di cene al ristorante, che l'intestino ne soffra, con possibili diarree. Sono quelle che vengono chiamate popolarmente le "passatelle" intestinali. E' probabile che cio' sia dovuto a cibo mal conservato. Cibo crudo e maionese, in particolare, possono essere i veicoli di microrganismi patogeni che sono in grado di rovinare i giorni di vacanze. Che fare, dunque, prima dell'evento negativo? Il consiglio generale e' quello di evitare di mangiare cibo crudo, pesce o carne,  e di rimandare ad un periodo piu' fresco il consumo di maionese. Se proprio si vuole consumarli,  ricordiamo che gli alimenti devono essere conservati ad una temperatura che eviti la proliferazione batterica. Quindi se entriamo in un ristorante, rammentiamo che:
* Carne e pesce crudi, maionese, creme, yogurt e piatti pronti devono essere conservati in banconi frigo a +4 gradi centigradi.
* I salumi e i formaggi sistemati in banconi frigo tra +4 e +6 gradi centigradi.
* Le verdure messe in banconi frigo tra +6 e +10 gradi centigradi.
* I piatti caldi vanno tenuti in banconi a +65 gradi centigradi.

Da evitare di consumare alimenti esposti in bella vista su tavoli, specialmente se si tratta di cibi a rischio, come quelli elencati. I ristoranti devono avere un piano HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) cioe' un sistema di autocontrollo igienico che previene i pericoli di contaminazione alimentare e che, in genere, viene segnalato da un apposito cartello. Buona norma e' quella di visitare i bagni del ristorante: avrete una idea dell'igiene del locale.
Ricordiamo che il pesce che si acquista nei mercatini deve essere coperto da ghiaccio e che il limone non ha nessun effetto battericida sulle cozze crude.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

giovedì 2 agosto 2012

Glioblastoma: staminali in difesa del cervello

Individuato il meccanismo molecolare in grado di bloccare la crescita del glioblastoma, la neoplasia più maligna del sistema nervoso centrale. Un team di ricercatori degli Istituti di chimica biomolecolare e cibernetica del Cnr, Max Delbruck Institute di Berlino e Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera, ha rivelato come nei 'giovani' le cellule staminali nervose inducano la morte di quelle tumorali. Lo studio, che apre prospettive terapeutiche, è stato pubblicato su Nature Medicine

 

Roma, 2 agosto 2012 - È un tumore cerebrale che colpisce soprattutto gli over 50. Invade velocemente il cervello, incidendo in maniera significativa sulla qualità e sulle speranze di vita del paziente: da pochi mesi a un paio di anni al massimo. Si tratta del glioblastoma multiforme (o astrocitoma di grado IV), che in Italia colpisce oltre 7.000 persone ogni anno e rappresenta la neoplasia più maligna del sistema nervoso centrale.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine dimostra che le cellule staminali nervose (dette progenitrici), nei soggetti giovani, sono in grado di contrastare lo sviluppo del glioblastoma multiforme, offrendo nuove prospettive di cura. La ricerca nasce dalla collaborazione tra l'Endocannabinoid Research Group dell'Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr) e dell'Istituto di Cibernetica (Icib-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli, il Max Delbruck Institute di Berlino e la Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera.

"Il cervello più 'giovane' riesce a proteggersi dalla minaccia dei tumori grazie a una serie di strategie messe in atto dalle cellule staminali nervose", spiega Vincenzo Di Marzo dell'Icb-Cnr, coordinatore del Gruppo. "Queste, infatti, riescono a migrare verso le cellule tumorali di glioblastoma multiforme e a produrre specifici mediatori lipidici, gli endovanilloidi, in grado di indurre la morte programmata o apoptosi attivando i recettori dei vanilloidi, chiamati TRPV1, presenti in grandi quantità sulla superficie delle cellule tumorali".

Questa scoperta spiegherebbe perché il glioblastoma è quasi del tutto assente nei soggetti giovani, "mentre è più frequente negli anziani, che hanno una produzione più bassa di cellule staminali nervose", aggiunge Di Marzo. "Con l'avanzare dell'età, l'incidenza del glioblastoma aumenta e parallelamente diminuisce il numero di tali cellule, deputate a migrare laddove è richiesta la produzione di nuovi neuroni o cellule gliali in caso di patologie neurologiche e psichiatriche".

Da qui, l'idea di utilizzare un modello animale in grado di ricreare la stessa autodifesa nel cervello dei topi adulti, iniettando nel tumore un vanilloide sintetico chiamato 'arvanil', precedentemente sviluppato da Vincenzo Di Marzo, in grado di attivare TRPV1 e bloccare la crescita tumorale. "Ovviamente i dati davranno trovare conferma nell'uomo prima di usare contro il glioblastoma tali attivatori sintetici o naturali (i recettori TRPV1 sono gli stessi della capsaicina, principio pungente del peperoncino rosso). In futuro si potrebbe pensare a una strategia più efficace coniugando 'arvanil' e 'temozolomide', l'agente chemioterapico più usato, a cui molti glioblastomi però sono resistenti" conclude il ricercatore.

 

 


Allattamento. Solo il 39% delle mamme allatta al seno.


Allattamento. Solo il 39% delle mamme allatta al seno. Il 20esimo anniversario della Settimana Mondiale dell'Allattamento al Seno dell'Unicef. In Italia si fa troppo poco per invogliare le mamme all'allattamento. Ancora troppe si rivolgono al latte artificiale anche quando potrebbero allattare

Non lo dicono solo le nostre nonne che l'allattamento al seno in maniera esclusiva può prevenire una serie di malattie come diarrea e polmonite. Sono gli studi scientifici a stabilirlo, ma nonostante ciò, ancora troppe mamme si ostinano ad utilizzare il latte artificiale quando invece potrebbero  allattare al seno i propri pargoli. Solo nei paesi in via di sviluppo, il tasso di allattamento per così dire "naturale" sarebbe passato dal 32% nel 1995 al 39% nel 2010.

Basti pensare che già nel 2008 la rivista "Lancet Nutrition Series" aveva evidenziato, attraverso la pubblicizzazione di una ricerca in tal senso, che un bambino non allattato al seno corre un rischio 14 volte più alto di morire nei primi sei mesi di vita rispetto ad un coetaneo allattato esclusivamente al seno.

Per invogliare e sostenere l'allattamento al seno, ogni anno da 20 anni l'Unicef ha ben pensato di organizzare una settimana dedicata alla promozione di questa prassi naturale. Proprio in questi giorni, infatti, è in corso la 20esima Settimana Mondiale dell'Allattamento al Seno, celebrata in ben 170 Paesi del mondo.

Con l'occasione il direttore generale dell'Unicef, Anthony Lake, ha ufficialmente sostenuto  che "Se l'allattamento al seno fosse stato promosso in modo più efficace e le donne fossero state protette dal marketing aggressivo dei sostituti del latte materno, oggi molti più bambini sarebbero sopravvissuti e cresciuti, ci sarebbe stata una minore incidenza di malattie e tassi più bassi di malnutrizione e arresto della crescita". E per di più ha affermato l'esponente dell'organizzazione internazionale: "l'allattamento al seno deve essere valutato come un vantaggio per salute, ma anche come un risparmio a lungo termine per i Governi".

Da segnalare a tal proposito, per trarne esempi virtuosi da importante nel Nostro Paese, a volte un po'  sordo alle istanze che vengono persino da autorevoli istituzioni internazionali, quali l'Unicef, anche in materia di salute, la  battaglia intrapresa dal sindaco di New York Michael Bloomberg che ha avviato da tempo una sorta di giusta battaglia salutista per rendere migliore la vita dei suoi concittadini.

E quindi, dopo aver bandito le sigarette da ristoranti, bar, parchi e spiagge, passando per la lotta alle bibite ipercaloriche, infine ha iniziato ad adottare una serie di misure per tutelare i neonati.

Già dal prossimo settembre, infatti, per incentivare il ritorno all'allattamento al seno, la maggior parte degli ospedali della Grande Mela adotterà una serie di misure per rallentare l'utilizzo del latte artificiale. Un'iniziativa che a detta del quotidiano locale "New York Post", sarebbe la più restrittiva in materia di tutti gli USA.

Basti pensare che a partire dal 3 settembre, in ben 27 dei 40 ospedali della città sarà sottoposto a monitoraggio il numero di bottiglie di latte artificiale acquistate ed utilizzate, e andrà motivata con un parere medico ogni razione data ad un neonato. In buona sostanza il dottore dovrà firmare un'apposita richiesta come avviene per gli altri farmaci con ricetta. Non si tratta, quindi, di una messa al bando del latte artificiale, ma di un semplice escamotage, che rendendo, di fatto, più complicato il ricorso al latte artificiale, serve in realtà ad istruire le mamme sulla migliore opzione da offrire per il bene dei propri figli.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" sorpreso che analoga attenzione non sia stata dimostrata dall'attuale Ministro della Salute Balduzzi, si aspetta che iniziative simili vengano prese nell'immediato anche in Italia, ragion per cui rivolge un appello per affrontare con eguale impegno una scelta, quale quella d'invogliare all'allattamento "naturale", che porterebbe non solo  un miglioramento delle condizioni di vita dei più piccoli, ma evidenti risparmi per il Nostro  Welfare e quindi per tutta la collettività.

 




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mercoledì 1 agosto 2012

Omia Laboratoires: La confezione regalo Lavanda Officinale


La confezione regalo Lavanda Officinale della Linea Erboristica Omia Laboratoires contiene un Bagno Fiori ed una Crema Fluida Corpo, prodotti perfetti per le vacanze estive.
La confezione regalo Lavanda Officinale della Linea Erboristica Omia Laboratoires è tutta viola.
Contiene infatti un Bagno Fiori da 100ml e una Crema Fluida Corpo da 100ml alla lavanda officinale, il cui estratto è praticamente una Panacea.
La sua freschezza è quella della pulizia interiore, la sua energia offre il dono dell'equilibrio, della calma e della chiarezza. Giova a tutti i Chakra, agendo sia per calmare sia per energizzare.
Il colore stesso della lavanda è considerato il colore del silenzio, della calma e della tranquillità. La lavanda possiede anche proprietà medicamentose.
La lavandula officinalis o spica è una delle piante più originali particolari della nostra flora; è una pianta a portamento eretto che può anche arrivare ad un metro di altezza.
I fiori si formano d'estate portati da delle infiorescenze terminali, di colore azzurro-grigiastro e molto profumati.
Una fitta peluria ricopre tutte le parti verdi della pianta.
I prodotti all’interno della Confezione Regalo sono formulati con principio attivo da agricoltura biologica certificata.
La confezione regalo Lavanda Officinale della Linea Erboristica Omia Laboratoires è un ottimo dono per l’estate sia perché i prodotti sono confezionati in un formato travel size, ammesso al check-in dell' aereoporto, sia perchè la lavanda officinale restitusice freschezza e benessere.
Il sito produttivo OMIA Laboratoires ha ottenuto la certificazione ECO BIO ed i prodotti aderiscono allo standard NON TESTATO SU ANIMALI controllato da ICEA per LAV.
Segui Omia Laboratoires su Facebook e Twitter per essere aggiornata sulle novità Omia per la cura naturale di corpo e capelli.

Aids dei felini: strage di gatti nelle città

Aids dei felini: strage di gatti nelle città. Si diffonde il virus degli animali, ma non c'e' pericolo per l'uomo

 

In Italia si sta diffondendo l'Aids dei gatti. L'avvertimento è stato lanciato da alcune cliniche veterinarie.

Da questi presupposti, sono state realizzate estese indagini. In tale ambito, una delle più consistenti analisi sieroepidemiologiche, condotta a livello nazionale su un campione di 1863 gatti, ha evidenziato una prevalenza pari al 23% sul totale degli esaminati, con oscillazioni dipendenti dalla tipologia della popolazione saggiata. Relativamente alle caratteristiche del campione testato, sono stati infatti individuati, come soggetti a maggior rischio di infezione da FIV, gli animali che presentano uno o più sintomi sospetti, i maschi interi, i gatti di età superiore a 4 anni, quelli che vivono in gruppi di più di 6 soggetti o che conducono vita libera o comunque aventi contatto con l'esterno.

Ma non c'è però motivo di allarme per le famiglie che tengono gatti in casa: il virus, o meglio i tre virus "Fiv", "Felv" e "Fip" che fanno strage di felini, non sono infatti trasmissibili all'uomo.

Dietro queste sigle un poco misteriose, note come "Aids dei gatti", ci sono patologie che provocano negli animali immunodeficienza, leucemia e peritonite. Sono stati rilevati numerosi casi di questo genere nelle città, mentre ne vengono segnalati molti di meno dalla provincie e dalle campagne. Purtroppo queste malattie provocano numerose vittime tra i gatti e tranne cure sintomatiche, non c'e' ancora un rimedio specifico per tutti e tre i virus. I sintomi della "Fiv" sono infezioni molto persistenti con lesioni del cavo orale e congiuntivite.

La diffusione dell'Aids felino tra i gatti nelle città è dovuto in quanto sono tipiche malattie infettive di tipo virale, che si diffondono con i rapporti sessuali, la saliva, le feci e sembra anche con i morsi delle pulci, che colpiscono dunque soprattutto le colonie di gatti randagi. Inoltre sono già  ben note queste patologie "Fiv", "Felv" e "Fip", dato che su di esse sono stati già fatti studi approfonditi, anche se finora non sono stati trovati dei vaccini adatti. Ci possono essere misure preventive «per mettere l'animale in condizione di non contrarre queste malattie», ma non tutti coloro che hanno gatti sono d'accordo ad esempio nel farli sterilizzare.

Insomma anche per i gatti si annunciano tempi bui. Le colonie di gatti che difendono case e centri storici dall'invasione di topi e ratti sono in pericolo.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" pur ribadendo che non risultano esserci pericoli di contagio per l'uomo invita, in ogni caso, alla massima attenzione e prudenza tutte le strutture sanitarie veterinarie al fine di una pronta diagnosi dell'infezione.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


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