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martedì 18 luglio 2017

Salva Bimbi: la soluzione di EasyNido

Il software gestionale per Asili Nido sta lavorando alla sua soluzione per aiutare i bimbi dimenticati in macchina.

Per fortuna non capita spesso ma quando capita è una vera tragedia, stiamo parlando di quei genitori che, per i motivi più svariati, si scordano di portare i figli al nido e li dimenticano in macchina andando in ufficio.
"Non siamo qui per giudicare o parlare delle motivazioni che portano a tali situazioni piuttosto il nostro ruolo è quello di aiutare le strutture e i genitori a prevenire queste situazioni" dice Andrea Salini Amministratore di iRoma azienda che ha prodotto EasyNido un software gestionale per Asili nido, Micro nidi e Scuole dell'Infanzia.
"Il nostro software già prevede la registrazione delle presenze dei bambini, entrate ed uscite su base giornaliera e in tempo reale" continua Salini "abbiamo pensato di integrarlo con un sistema di messaggistica SMS che avvisi il genitori qualora la presenza o l'eventuale assenza preventivamente comunicata di suo figlio/a non venga registrata entro una data ora."
Il coinvolgimento quindi delle strutture nel processo di prevenzione può essere determinante al fine di evitare altre morti accidentali di piccoli innocenti. Gli asili nido potranno essere messi in condizioni di diventare parte attiva nel processo di supporto ai genitori.
"Ovviamente speriamo che questo che questo genere di disgrazie non accada più e che questo sistema non serva affatto, ma se il nostro lavoro aiuterà a prevenire anche uno solo di questi eventi così drammatici sarà fantastico."
"EasyNido non è solo un gestionale per le strutture, EasyNido è un modo di comunicare con i genitori, è un software pensato per tutelare i minori, questa nuova funzione non fa altro che rafforzare il concetto di base di EasyNido: un aiuto per strutture e genitori." Conclude Salini
La nuova funzione verrà rilasciata prima dell'inizio del nuovo anno scolastico.



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lunedì 17 luglio 2017

D'estate aumentano i problemi di metabolismo Il 34% degli italiani metterà su peso, ma non sempre solo per gli eccessi alimentari.




["Alessandro Maola Comunicazione"]
Il 34% degli italiani metterà su peso, ma non sempre solo per gli eccessi alimentari.
Questa estate il 34% degli italiani probabilmente metterà su peso o pensa che accadrà. Ma di questi solo il 25% ha pensato di fare una verifica sul funzionamento del proprio metabolismo (dati trattamentimetabolismo.com).
"Certamente in estate siamo tutti più esposti a prender peso, sia perché durante le ferie siamo meno predisposti a seguire diete (solo il 32% di chi segue una dieta lo fa costantemente per tutto l'anno, secondo l'Osservatorio Fondazione ADI), sia perché in molti, con il grande caldo, rinunciano a molte delle proprie attività fisiche. - ha dichiarato Barbara Allegro, esperta di trattamenti del metabolismo - Ma sono pochi quelli che hanno pensato che una parte del loro problema potrebbe derivare da una disfunzione del metabolismo, che oltretutto in estate e con le alte temperature, può essere persino rallentato."
"Se è evidente che sospendere la dieta o l'attività fisica possa portare ad aumentare il peso, meno ovvio è che chi ha problemi per un metabolismo lento, in Estate rischia di mettere su chili a prescindere dal suo comportamento. Magari continua la dieta, continua l'0attività fisica ma i risultati sono lo stesso negativi."
"Solo il 25% di chi teme di mettere aumentare il girovita in estate ha fatto una verifica delle funzionalità del proprio metabolismo. E dire che si stima che il 70% della popolazione abbia almeno qualche sintomo."
Allora cosa fare? Prima di iniziare le ferie, è bene rivolgersi al medico per una verifica, sopratutto coloro che riscontrano alcuni segnali, come una forte stanchezza cronica, dolori muscolari, disturbi del sonno. O un peso che non riesce ad essere ridotto nonostante l'impegno.
"Sono sopratutto le donne che riscontrano i maggiori problemi legati al Metabolismo, anche se a dire il vero questo deriva anche da una minore attenzione al problema da parte degli uomini."
" Il metabolismo certo dipende da molteplici fattori, quali l'età, il sesso, lo stress, la situazione ormonale. Ma è anche possibile riattivarlo, sia con piccoli accorgimenti alimentari e nello stile di vita, sia con metodi naturali e sedute specifiche. Questo permette non solo di perdere peso o di superare alcuni disturbi connessi, ma anche di mantenere i risultati nel tempo, cambiando il modo con il quale il nostro corpo "brucia" l'energia assunta per vivere." - ha concluso Barbara Allegro di trattamentimetabolismo.com.
Ecco quindi alcuni consigli per una Estate che possa migliorare il metabolismo:
  1. E' una ovvietà ma d'estate occorre bere e bere tanto. Ma oltre l'acqua è utile il The Verde, il Guaranà, oppure semplicemente peperoncino, caffè o cioccolato. E mangiare tanto pesce, che contiene Iodio. Ahimè occorre anche limitare l'alcool.
  2. Evitare assolutamente periodi anche brevi di digiuno. L'assenza di "carburante" complica molto la vita al nostro metabolismo
  3. Fare tanti spuntini, ovviamente a basso contenuto calorico, che però permetteranno al nostro corpo di mantenere il metabolismo sempre "sveglio"
  4. Fare un controllo della funzionalità della tiroide
  5. Fare una visita sulla funzionalità del proprio metabolismo presso uno studio specializzato. Su www.trattamentimetabolismo.com è possibile anche prenotare una visita gratuita pressi i centri specializzati.







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domenica 16 luglio 2017

Ovodonazione, coppie in crescita del 26% al centro per la fertilità ProCrea

Nei primi sei mesi del 2017, aumentano i ricorsi alle donatrici. Gravidanze nel 54% dei casi. 

«Ci sono problemi di infertilità cui solo l'ovodonazione può dare una soluzione». 

Con un tasso di successo di oltre il 54% dei casi e una crescita delle coppie trattate del 26%, l'ovodonazione acquisisce un ruolo sempre maggiore per il centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano.
Tecnica assodata per superare alcuni problemi di infertilità femminile, il ricorso ad ovuli donati da un'altra donna è in grado di rispondere a situazioni particolarmente problematiche, per le quali difficilmente si prospetterebbe la possibilità di diventare genitori.
«Nei soli primi sei mesi di quest'anno, le coppie che hanno seguito il percorso di ovodonazione sono cresciute del 26% rispetto allo stesso periodo del 2016. Con elevati tassi successo: senza considerare l'età della paziente, dopo la prima terapia abbiamo registrato una gravidanza in più della metà dei casi trattati», osserva Michael Jemec direttore medico di ProCrea.
«L'ovodonazione, che effettuiamo in Italia con il nostro personale, non è una terapia così rara: stimiamo infatti che tra le donne con problemi di infertilità, almeno una su cinque per coronare il sogno di diventare madre abbia la necessità di fare ricorso ad una donatrice di ovuli», aggiunge Jemec. «Si tratta però di un percorso che deve essere avviato solamente dopo aver effettuato approfonditi esami e aver diagnosticato evidenti problemi irrisolvibili in altro modo».
I protocolli medici indicano l'ovodonazione in situazioni di esaurimento della funzione ovarica, di menopausa precoce fisiologica oppure di menopausa chirurgica ovvero indotta dall'asportazione parziale o totale delle ovaie per gravi patologie.
«Anche nei casi di fallimenti ripetuti con le tecniche di procreazione assistita e nelle donne affette da endometriosi avanzata è bene iniziare a pensare al ricorso ad una donatrice», precisa Jemec. Non certo ultimo, «nei casi in cui la donna sia affetta da malattie genetiche trasmissibili alla prole, è bene che si faccia un riflessione sull'opportunità o meno di affrontare un percorso di ovodonazione per evitare il rischio che i figli possano essere affetti della stessa malattia».
In quest'ottica, aggiunge il direttore medico di ProCrea, «occorre tenere presente che in età avanzata, ovvero oltre i 40 anni, aumentano le possibilità di alterazioni cromosomiche negli embrioni: questo può dare origine non solamente a problemi nel portare a termine la gravidanza, ma anche a generare figli con gravi malattie».
La scelta della donatrice è un passaggio delicato. «Le donatrici vengono selezionate in modo accurato e sottoposte ad esami specifici: si tiene in considerazione l'età - in media hanno intorno ai 25 anni -, l'anamnesi familiare per verificare la presenza di sindromi ereditarie e la presenza di malattie infettive e genetiche», aggiunge.
Al medico spetta il compito di individuare la donatrice specifica per il singolo caso. «Reputiamo importante che tra donatrice e futura mamma ci sia una corrispondenza fisica e ci sia anche un riscontro sotto il profilo del gruppo sanguigno».
Una volta individuata la donatrice, prelevati gli ovuli, si procede con la fecondazione con il seme del partner e al trasferimento degli embrioni ottenuti nell'utero della paziente.
«Vista soprattutto la giovane età delle donatrici, come abbiamo registrato, i tassi di successo sono elevati. L'anonimato è garantito sia per la donatrice sia per la mamma».

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione.
Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare, ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia.
La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8.



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Parkinson. Sono 600mila i malati in Italia, in aumento la diagnosi nei giovani. Oggi per la prima volta il Comitato Associazioni Parkinson accolto al Ministero della Salute

Lanciata la petizione online per chiedere il diritto ad avere informazioni sulla malattia, cure e servizi adeguati su tutto il territorio

Roma – L'11 luglio 2017 per la prima volta il Comitato Nazionale Associazioni Parkinson è stato ricevuto al Ministero della Salute. L'incontro è un fatto storico perché negli ultimi vent'anni le associazioni di parkinsoniani non sono mai state riunite in un'unica organizzazione.

"Un incontro molto positivo – ha dichiarato Giulio Maldacea, promotore del Comitato Nazionale Associazioni Parkinson - perché lo staff del ministro Lorenzin ha ascoltato con interesse ciò che avevamo da raccontare: il Parkinson non è più solo una malattia che colpisce gli anziani, infatti, sono sempre di più i giovani a cui viene diagnosticato. Uomini e donne di 30/40 anni, nel pieno dell'attività professionale, spesso con figli piccoli, sono costretti a rallentare i ritmi della loro vita, subendo spesso pesanti ridimensionamenti sul posto di lavoro e senza un riconoscimento adeguato di disabilità per una malattia che può essere molto invalidante".

La mancanza di una terapia uniforme a livello nazionale, la difficoltà del reclutamento dei medicinali, il riconoscimento di efficaci tutele lavorative e di una adeguata invalidità, l'emersione delle situazioni illecite che comportano danni e complicazioni ai malati ed alle famiglie (spesso costretti a subire estenuanti procedure burocratiche e controlli capziosi): sono le principali criticità che i malati e le loro famiglie devono affrontare quotidianamente.

Insieme al Comitato, ha partecipato all'incontro al Ministero anche Gianni Pezzoli, presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, che ha rivelato gli ultimi dati disponibili, anche se non ufficiali, relativi ai malati in Italia: in base alle vendite dei farmaci sarebbero circa 600 mila i malati di Parkinson e parkinsonismi. Le ultime stime relative alla fine degli anni '80, in possesso anche del Ministero, riportano la presenza di 230 mila malati nel nostro Paese.
Entro il 31 settembre il Comitato Nazionale Associazioni Parkinson presenterà al Ministero un rapporto sulla situazione dei malati di Parkinson in Italia, che evidenzierà le criticità e le possibili soluzioni per aiutare i pazienti.

Durante l'incontro il Comitato ha offerto la propria disponibilità al Ministero per avviare una collaborazione finalizzata a creare un sistema virtuoso in sostegno dei malati per far fronte assieme ai problemi che ogni paziente affronta con difficoltà (accompagnamento alle terapie riabilitative, reperimento medicine, assistenza domiciliare, etc...), ma che, grazie alla rete delle associazioni volontarie dei parkinsoniani, diffuse a macchia di leopardo sul territorio nazionale, possono essere superate con il supporto della Sanità pubblica.
Oggi il Comitato ha incontrato anche alcuni esponenti dello staff dei Ministri dei Trasporti e per gli Affari Regionali con delega alla Famiglia.

ll Comitato Nazionale Associazioni Parkinson è nato da pochi giorni e riunisce le principali organizzazioni italiane che da anni si occupano di questa malattia: Associazione WeAreParky, Associazione AIGP, Parkinson Italia, Associazione Italiana Parkinsoniani.
La malattia di Parkinson, diagnosticata per la prima volta 200 anni fa, è una malattia neuro-degeneraiva, per la quale, ad oggi, non esiste ancora una cura riconosciuta.

Per rivendicare il diritto di avere informazioni, cure e servizi equamente disponibili sul territorio nazionale e per sollecitare una risposta esaustiva da parte delle istituzioni è stata lanciata una campagna di raccolta firme al seguente link: https://goo.gl/XmavUo.

Il motto 'Non siamo più pazienti' sta a significare le urgenze, che necessitano di una risposta immediata da parte delle istituzioni, le criticità causate dalla malattia e soprattutto l'esigenza di migliorare la qualità di vita delle persone con Parkinson e delle loro famiglie.


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AWS: cinque modi in cui il cloud supporta il settore healthcare

Nel ventesimo secolo sono stati fatti enormi passi avanti in campo medico e, grazie al cloud, il ventunesimo secolo può contribuire a un successo ancora più grande. 

La ricetta per migliorare la qualità di vita dei cittadini in generale, soprattutto quando si parla di pazienti, deve essere nota a tutti se si vuole davvero migliorare la qualità della vita.

Semplificare la burocrazia e assicurare un accesso ai servizi continuativo è un must have, così come servono trasparenza e velocizzazione dell'accesso all'innovazione. Le tecnologie hanno dimostrato un ruolo assolutamente strategico nel garantire una migliore gestione dell'assistenza sanitaria. Gli ospedali hanno il potenziale per diventare centri ad alta tecnologia e di somministrazione di cura ad alta complessità ed impatto economico.

Qual è dunque il potenziale del cloud che le grandi organizzazioni devono sfruttare per offrire un'assistenza sanitaria che sia a beneficio di tutti e democraticamente dispensata? Che cosa nasce dalla combinazione di cloud, IoT e genomica? Amazon Web Service illustra 5 modi in cui il cloud ci può aiutare ad avere una vita più sana.

Genomica
La genomica nel prossimo decennio giocherà un ruolo determinante nell'ambito dei big data. Negli ultimi dieci anni i dati genomici prodotti giornalmente sono raddoppiati ogni sette mesi; secondo le stime dei ricercatori, con questo trend, nel 2025 potremmo arrivare a produrre e quindi a dover immagazzinare e gestire tra i 2 e i 40 exabyte (1018 byte) di informazioni all'anno.

Un caso di successo nel settore della genomica è di Laboratory for Personalized Medicine (LPM), che fa parte del Center for Biomedical Informatics alla Harvard Medical School, ed è specializzato in medicina personalizzata, una profilassi basata sulle caratteristiche genetiche degli individui, e crea modelli e simulazioni per determinare il valore clinico dei nuovi test genetici. Per ovviare alla difficoltà di trovare una quantità sufficiente di dati di pazienti reali per la creazioni di modelli, l'LPM crea avatar di pazienti, praticamente dei pazienti "virtuali". 

 Il laboratorio può creare diversi gruppi di avatar per diversi test genetici e quindi replicarne grandissimi numeri in base alla caratteristiche delle popolazioni negli ospedali. LPM ha scelto le tecnologie di sequenziamento a throughput elevato e di raccolta di dati biomedici insieme alla flessibilità di Amazon Web Services (AWS) per lo sviluppo di modelli innovativi di test di analisi di genomi completi in tempo record. 

Biotecnologie e industria farmaceutica
Il settore farmaceutico si trova ad affrontare un contesto estremamente competitivo in cui i ricavi derivanti dai brevetti protetti sono a rischio e la produttività della R&S è in declino, con conseguente riduzione dei ricavi ed una crescita dei costi per portare nuovi farmaci sul mercato. Per questo, il cloud computing aiuta l'industria farmaceutica a ridurre notevolmente i costi della ricerca (e anche i tempi).

Questo è il caso di Novartis Institutes for Biomedical Research (NIBR), centro che ha lo scopo di fornire cure, assistenza e medicinali per il trattamento e la prevenzione delle malattie, ridurre la sofferenza dei pazienti e migliorare la qualità della vita. Il NIBR dispone di una rete di ricerca globale composta da 6.000 scienziati, con 130 progetti in sviluppo per l'utilizzo di analisi cliniche con l'automatizzazione. Novartis ha realizzato un progetto effettuando uno screening virtuale su 10 milioni di composti contro il cancro, in meno di una settimana. I ricercatori avevano calcolato di aver bisogno di un investimento di 40 milioni di dollari per eseguire l'esperimento internamente. In collaborazione con Cycle Computing e Amazon Web Services (AWS), Novartis ha costruito una piattaforma che sfrutta Amazon Simple Storage Service (Amazon S3), Amazon Elastic Block Store (Amazon EBS) e quattro Availability Zones. Il progetto ha attraversato 10.600 instanze Spot (circa 87.000 compute core). Questo ha permesso a Novartis di condurre 39 anni di chimica computazionale in 9 ore per un costo di $ 4.232. Su 10 milioni di composti monitorati, tre sono stati identificati con successo.

Il futuro della diagnosi medica in un videogioco
L'idea di MalariaSpot nasce nel 2012 da Miguel e il suo team di ricercatori presso l'Università Politecnica di Madrid (UPM). Essi avevano deciso di utilizzare l'intelligenza collettiva di giocatori provenienti da tutto il mondo per aiutare a diagnosticare malattie che uccidono migliaia di persone ogni giorno. Il videogioco, disponibile per computer e smartphone, si basa su un "cacciatore di malaria" con un minuto per rilevare i parassiti in un vero campione di sangue digitalizzato. Dal suo lancio, più di 100.000 persone in 100 paesi hanno "cacciato" un milione e mezzo di parassiti. Il numero di click effettuati da molti giocatori su uno stessa immagine campione combinata con l'intelligenza artificiale mostra un conteggio preciso come quello di un esperto, ma più veloce. AWS ha aiutato Miguel e il team alla creazione di un gioco che potesse basarsi su una infrastruttura flessibile grazie alla quale potesse operare da qualsiasi parte del mondo. Miguel e il suo team ha utilizzato il programma Research Grants di AWS che permette agli studenti, insegnanti e ricercatori di trasferire le loro attività sul cloud e innovare rapidamente a costi bassi. 

Dalla Casa Bianca alle scuole di quartiere Il progetto MalariaSpot ha attirato il riconoscimento di istituzioni come la Singularity University della NASA, l'Ufficio della Scienza e della Tecnologia della Casa Bianca, e il Massachusetts Institute of Technology (MIT), che ha definito Miguel uno dei dieci spagnoli under 35 con il potenziale per cambiare il mondo attraverso la tecnologia.

Nuove tecnologie mobili e Internet of Things
La divisione medica di Philips gestisce il proprio servizio HealthSuite nel cloud AWS. Recentemente Philips e Amazon hanno deciso di espandere ulteriormente la loro collaborazione per rendere ancor più efficiente HealthSuite. Questo servizio ha già analizzato 15 petabyte di dati medici, classificati e organizzati in modo che gli operatori sanitari possano usufruire delle informazioni in modo rapido, semplice e sicuro. 

Questi dati vengono raccolti da milioni di dispositivi collegati, sensori e applicazioni mobili; nel mese di ottobre dello scorso anno sette milioni di queste fonti sono state collegate a HealthSuite. Utilizzando il cloud, Philips è in grado di aumentare i petabyte di dati raccolti ogni mese con un ritmo elevatissimo: se l'azienda avesse utilizzato i propri computer, sarebbe stato necessario molto più tempo. Inoltre, l'utilizzo dell'infrastruttura IT locale è costoso e, in un settore in cui c'è la necessità di risparmiare, ogni euro speso per l'assistenza sanitaria, al posto di questioni non essenziali, ha la sua importanza. In questo modo, Philips è in grado di contribuire allo sviluppo di soluzioni medicali più personalizzate.

Medical imaging
Il cloud computing offre gli strumenti per gestire i dati in modo intelligente anche all'imaging medicale.

Arterys, precedentemente conosciuto come Morpheus Imaging, fornisce una soluzione di imaging per il flusso del sangue che consente ai medici di eseguire scansioni MRI in modelli multidimensionali e di diagnosticare meglio malattie cardiovascolari. Arterys ha costruito la propria soluzione di imaging su AWS per avvantagiarsi delle istanze G2 Amazon EC2 ottimizzate in grafica. Utilizzando AWS, Arterys ha la possibilità di eseguire scansioni MRI in 10 minuti o anche  meno, invece dello standard industriale di 90 minuti, pur assicurandosi che la propria piattaforma soddisfi i requisiti di conformità HIPAA.

"Il cloud è la risposta alle problematiche dei sistema sanitario, soprattutto conseguentemente alla crescita esponenziale dei dati, grazie alla disponibilità di spazio per l'archiviazione e alle opportunità che offre per una big data analytics che consenta di supportare la capacità predittiva di cui il sistema stesso ha bisogno" commenta Danilo Poccia, Tech Evangelist in Amazon Web Services. "Inoltre, in Italia, il processo di digitalizzazione della sanità sta prendendo piede, pur con un ritardo rispetto al contesto europeo. Le percentuali sono ancora basse ma i cittadini utilizzano sempre di più le tecnologie digitali e le app per tenere d'occhio la loro salute. 

Anche i medici utilizzano App e tecnologie digitali per comunicare fra di loro o con il paziente e per consultare documenti. Il cloud computing ha ormai dimostrato il suo valore ed è stato adottato da aziende di tutte le dimensioni, in ogni parte del mondo, indipendentemente dal segmento di mercato di competenza".



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sabato 15 luglio 2017

TELEFONO ROSA PIEMONTE DI TORINO: COMUNICATO STAMPA


Associazione Volontarie del Telefono Rosa Piemonte

Mentre si affolla ulteriormente il  tragico scenario di donne vittime di feroci e mortali aggressioni,  in cui culminano anni di maltrattamenti e persecuzioni (è di oggi la notizia di quattro assassinate ed una in fin di vita) è Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di riforma del sistema penale. Entrerà in vigore il 3 agosto 2017. 
Tra le varie modifiche,  spicca il nuovo articolo 162 ter c.p. che consente l'estinzione di varie ipotesi di stalking (quelle procedibili a querela rimettibile, numerose nella casistica giudiziaria) a fronte del pagamento di una somma di denaro ritenuta congrua da un giudice a titolo di condotta riparatoria.   Il dissenso della persona offesa alla compravendita dell'impunità  è irrilevante;  il giudizio di congruità della somma è ultra discrezionale e privo di parametri legislativi; il pagamento può essere effettuato anche a comode rate; l'estinzione del reato si può ottenere anche dopo una condanna già pronunciata con  sentenza di  primo grado e di  appello; la manovra è ripetibile all'infinito perchè non lascia tracce sul certificato penale dell'autore del reato.
Il Ministro della Giustizia e altre Autorità nei giorni scorsi avevano rintuzzato gli stupefatti allarmi su questa incredibile novità,  espressi da molte voci del mondo giuridico e sociale, affermando che erano ingiustificati e persino irresponsabili: nessun cedimento nella lotta ai persecutori, come si sarebbe ben visto - affermavano le Autorità - con una corretta lettura della riforma,   magari grazie anche a qualche altra immediata modifica di legge, mirata ad "evitare equivoci interpretativi".
Purtroppo non è stato così. 
L'art. 162 ter c.p. è rimasto immutato; la estinguibilità di varie ipotesi di stalking a prezzo imposto (alla persona offesa) anche.
Quindi già da agosto, anche se le udienze sono interrotte per la sospensione feriale, e specialmente dal primo settembre,  alla ripresa dei processi di primo grado e di appello,  molti stalkers potranno comprarsi durante le indagini preliminari o i vari gradi di giudizio l'estinzione del reato,  pagando una cifra più o meno simbolica, anche se la persona offesa non gradisce. Compresi gli imputati che sono sottoposti a misura cautelare, dal carcere al divieto di avvicinamento. 
Compare quindi una sorella maggiore della procedura prevista dalla legge sul giudice di pace solo per i reati cosiddetti "bagatellari"; e quel che è peggio,  a quanto pare si affaccia alle scene giudiziarie una   parente deforme della vecchia "cauzione" per ottenere la libertà provvisoria: espediente che permetteva di comprarsi col denaro la libertà, che era scomparso con il codice di procedura penale del 1989, e di cui non si sentiva la mancanza, innanzitutto  per il carattere potenzialmente discriminatorio dell'istituto. Con la cauzione l'imputato veniva liberato in attesa di giudizio, ma  il processo almeno continuava; con il nuovo art. 162 ter c.p. neppure quello. Paghi e via, se hai i soldi. O se te ne chiedono talmente pochi che è un'uscita di sicurezza accessibile a chiunque, pure con comode rate.
Il Capo della Polizia dott. Gabrielli ha però affermato in commissione parlamentare che non si possono arrestare tutti gli stalkers: bisognerebbe costruire nuove carceri!!! Ecco quindi la quadratura del cerchio. Siccome più di tanto non si può fare, tanto vale  far pagare un obolo simbolico e applicare tutti i favori che la legge consente. 
Con buona pace delle persone offese che, una volta di più,  sono invitate a denunciare proprio da uno Stato che subito dopo si volta dall'altra parte.

Associazione Telefono Rosa Piemonte di Torino
Torino, 14 luglio 2017





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mercoledì 12 luglio 2017

HIV/AIDS. Gli italiani promuovono l’auto test in farmacia: per 8 su 10 è “un passo avanti per la salute pubblica”

Ma solo il 20% sa che è disponibile anche in Italia.

Resta forte la preoccupazione per la diffusione del virus e la paura è frutto spesso di scarsa informazione.

Per oltre il 70% degli intervistati dovrebbero essere i medici di base ad informare sulla disponibilità dell'auto test.



Il 1 dicembre scorso, in coincidenza con la Giornata mondiale Aids, è stato reso disponibile anche in Italia il primo auto test per la diagnosi del virus HIV.

Il test, acquistabile liberamente in farmacia senza ricetta, rappresenta un presidio di prevenzione e diagnosi che si aggiunge alle iniziative e agli strumenti già a disposizione dei cittadini nell'ambito delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale.

A distanza di sette mesi dalla distribuzione dell'auto test in farmacia la Fondazione The Bridge, insieme a NPS Italia Onlus, che ne ha fin dall'inizio sostenuto la diffusione quale strumento utile a far emergere il sommerso e fare prevenzione nei confronti dell'Aids, ha commissionato un'indagine demoscopica alla SWG di Trieste per sondare le reazioni dei cittadini.

I principali risultati (per l'indagine completa vedi dossier allegato)
L'infezione da HIV, sembra preoccupare buona parte del campione interpellato. Tale preoccupazione si evince dal fatto che quasi il 70% ritiene che l'infezione da virus HIV abbia una diffusione piuttosto ampia. Il dato non rispecchia ovviamente la situazione reale ma piuttosto la paura di chi non ha sufficienti informazioni in materia e che fa ingigantire la percezione sulla diffusione del fenomeno.  Particolarmente attente al tema risultano le donne, quanti hanno figli, inoltre la sensibilità cresce in misura direttamente proporzionale all'età.

A fronte di questa preoccupazione si delinea pertanto un ampio e solido favore a tutto ciò che può in qualche modo diagnosticare e contenere il fenomeno. Contestualmente accanto alla scarsa informazione che sappiamo esistere sull'argomento in generale, si evidenzia quella sull'esistenza del 'self test'

Dall'analisi dei dati raccolti rispetto alla diagnosi dell'infezione del virus HIV emerge:

  • l'importanza attribuita alla possibilità di poter effettuare una diagnosi precoce 
  • un atteggiamento critico verso le istituzioni che non prestano un' adeguata attenzione al problema, anche se la maggioranza crede che sia alquanto semplice fare un test all'interno della sanità pubblica
  • solo poco più di un terzo crede, ma non lo sa per certo, ci sia un test da fare da soli (sicuramente sì/probabilmente sì)
  • meno del 20% ha sentito parlare dell'autotest a disposizione in farmacia
  • la gran parte non sa se sia necessaria o meno la ricetta per l'acquisto ma l'80% ritiene sia meglio la vendita libera

Tuttavia nonostante la limitatezza delle informazioni rispetto a utilità e affidabilità

  • la quasi totalità ritiene si tratti di uno strumento utile in generale
  • la stragrande maggioranza sottolinea quanto sia importante per chi teme di aver contratto il virus poter ricorrere a questo strumento senza passare per la sanità pubblica
  • il fatto che si tratti di un test 'fai da te' non sembra inficiarne la validità e il 70% lo ritiene attendibile
  • oltre l'80% ritiene che la libera vendita del test in farmacia rappresenti un passo avanti  per la salute pubblica e solo un segmento minoritario, pari al 9%, lo considera un pericolo motivato dal timore della scarsa affidabilità della diagnosi e della successiva cura.

In merito al target che potrebbe ricorrere al self test e all'informazione
  • la maggioranza indica quanti temono di aver contratto il virus e in seconda battuta le categorie vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, ecc
  • solo una quota esigua, pari al 5%, sostiene che soltanto i servizi sanitari possono assolvere in maniera adeguata il compito diagnostico
  • i medici di base, secondo oltre il 70%, dovrebbero arrogarsi il compito di informare tutti i loro pazienti dell'esistenza del  self test  e non solo quanti lo richiedono o le categorie vulnerabili

Considerato quindi il favore che il self test raccoglie sembrerebbe utile una campagna di informazione, condotta principalmente attraverso i medici di base, per mettere in evidenza:

      l'utilità del test
      l'affidabilità del self test
       l'opportunità di riservatezza offerta a chi teme di aver contratto il virus
       la libera vendita senza obbligo di ricetta
      quanto il test rappresenti un passo avanti per la salute pubblica

"Negli anni '90 – ha commentato i dati Loredana Ferenaz di SWG - oltre il 20% delle persone nell'indicare le maggiori preoccupazioni mettevano ai primi posti droga, mafia e Aids. Nel corso degli anni la situazione è cambiata, sono subentrate e diventate prioritarie la disoccupazione, la crisi economica, prospettive per i giovani e il terrorismo. Di Aids ormai non si parla più da tempo e nessuno lo mette oggi nella lista delle proprie apprensioni, tuttavia quando si parla di infezione da virus HIV riemerge in maniera subdola una paura che riguarda nella maggioranza dei casi qualcosa che non si conosce, che non ci tocca da vicino e che spesso appartiene agli altri.
Emerge pertanto la necessità di non sottovalutare questa paura che alimenta antichi e sorpassati stereotipi e fare chiarezza e informazione su questo tema, le problematiche che ne derivano e gli strumenti utili a farvi fronte".

Hanno detto:

Rosaria Iardino (Presidente Fondazione The Bridge)
A sette mesi dalla messa sul mercato, l'autotest è diventato uno strumento di utilizzo diffuso che non possiamo e non dobbiamo smettere di sostenere. Agire sempre più sull'abbattimento dei pregiudizi nei confronti della malattia, e porre l'attenzione sulla consapevolezza del proprio stato di salute, continuano a essere temi imprescindibili, da un punto di vista etico e clinico. La diagnosi precoce è il primo strumento di cura, e un dispositivo facilmente reperibile in farmacia e da utilizzare autonomamente, è un mezzo straordinario per implementare l'emersione delle diagnosi.

Andrea Mandelli (Vice presidente Commissione Bilancio del Sebato e presidente della Fofi)
L'autotest per 'individuazione dell'infezione da HIV è un esempio perfetto di quanto l'evoluzione tecnologica possa molto per rispondere ai bisogni della persona, contribuire all'empowerment del paziente e diffondere la cultura della prevenzione nella collettività. Tuttavia la risposta tecnologica è necessaria ma non sufficiente: soprattutto nel caso di una malattia importante come questa, è necessario che sia inserita in un contesto pronto a farsi carico delle necessità della persona che sorgono fin dal primo istante successivo all'esecuzione del test. Nel caso in cui si confermi la presenza dell'infezione, è ovvio, ma anche nel caso in cui l'esito sia favorevole, perché sull'HIV occorre continuare nell'opera di educazione e informazione, senza mai abbassare la guardia.

Eleonora Cimbro (Vicepresidente Comitato permanente sulla politica estera e relazioni esterne dell'Unione Europea della Camera dei Deputati)
Il self-test per l'HIV è una grande intuizione che consente di prevenire l'insorgere della malattia, sfidando il pregiudizio- molto spesso dettato dalla scarsa conoscenza del fenomeno-, che ancora si abbatte sulle persone sieropositive e che, purtroppo, inibisce la diagnosi precoce dell'infezione. Nel nostro Paese ci sono 3.500 nuovi casi di HIV ogni anno, in media 10 diagnosi al giorno, eppure, passata l'ondata mediatica degli anni Novanta, non se ne parla praticamente più. Le istituzioni in questo senso devono lavorare congiuntamente per promuovere campagne informative adeguate di prevenzione, rimuovere il pregiudizio e agevolare le diagnosi precoci. Con questo test abbiamo dunque un'opportunità unica, non sprechiamola!

Marco Cossolo (Presidente Federfarma)
La disponibilità nelle farmacie di un autotest per l'HIV - che permette di fare l'analisi, comodamente a casa propria, nel pieno rispetto della privacy, anche alle persone che non si attiverebbero per  prenotarla e recarsi in una struttura pubblica – è utile perché accelera, quando risulti necessario, il ricorso al medico o al centro specializzato e quindi alle terapie
Cronicizzato grazie alle nuove cure,  l'AIDS non è più  alla ribalta dei media e, forse anche per questo calo di attenzione, continua  a diffondersi, colpendo giovani e  fasce di popolazione diverse da quelle (soprattutto omosessuali e tossicodipendenti) colpite negli anni '80.   Far conoscere l'esistenza dell'autotest diventa così  anche l'occasione per richiamare l'attenzione dell'intera popolazione  sull'opportunità di usare le necessarie cautele per evitare il contagio da HIV e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili.  Anche per l'informazione sanitaria e la prevenzione di queste patologie la farmacia  è la struttura sanitaria più adatta perché capillare e capace di comunicare ogni giorno con  i 4 milioni di utenti del servizio farmaceutico e instaurare un rapporto di fiducia

Armando Toscano (Ricercatore Sociale e membro del Centro Studi di Fondazione The Bridge)
L'HIV ci pone sempre di fronte a nuove sfide. Oggi il nostro challenge arrivare alle 30 mila persone sieropositive che non sono coscienti della propria sieropositività. Si tratta infatti di uno zoccolo duro di persone che forse nemmeno immagina che l'HIV possa essere un problema che li riguardi. Il punto è trovare un modo per portare il test nei luoghi in cui sono queste persone. Il self-test è un presidio utilissimo, che ciascuno può acquistare in farmacia ed effettuare col farmacista, col proprio medico di base, con una persona fidata o anche da solo.

Margherita Errico (Presidente NPS Italia ONLUS)
Il self test permette a persone che hanno difficoltà ad accedervi attraverso i canali tradizionali, di praticarlo autonomamente. Questo potrebbe permettere l'emersione di una parte di infezioni non diagnosticate e inoltre, l'acquisto del test in farmacia potrebbe ridurre la paura di essere stigmatizzati, che in alcuni contesti sociali è ancora molto presente. Fare il test HIV da soli, risolve all'origine il timore per la mancata privacy sul risultato dell'esame, e aggancia la persona che ne ha bisogno direttamente alla struttura sanitaria più adatta.

Adriana Ammassari (Dirigente medico Istituto nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani, Roma)
In Italia la popolazione HIV-positiva è stimata intorno alle 130.000 persone, ma circa l'11-15% non conosce la propria sieropositività (sommerso dell'infezione). Queste persone hanno un rischio elevatissimo di diagnosi tardiva dell'infezione (AIDS conclamata) e non accedono allo straordinario beneficio conferito dall'inizio precoce della terapia antiretrovirale. Inoltre, ignare della propria sieropositività, possono trasmettere l'infezione ai partner sessuali ed eventualmente ai figli in gravidanza.
L'auto-test per la diagnosi dell'infezione da HIV è uno strumento affidabile ai fini dello screening e si integra perfettamente nelle procedure di prevenzione e gestione dell'infezione da HIV. Infatti, dati nazionali e internazionali mostrano che coloro che hanno utilizzato l'auto-test sono principalmente persone che, spesso per motivi di privacy, precedentemente non si erano mai recati in ospedale per eseguire l'esame. A valle, la facile accessibilità ai centri per le Malattie Infettive con l'aiuto delle Associazioni per i Pazienti efficacemente intervengono nel supporto della persona HIV-positiva.
In generale, la maggiore diffusione sul territorio di test per la diagnosi dell'infezione da HIV e la de-stigmatizzazione della condizione di sieropositività sono elementi cruciali nella lotta all'AIDS.

Cinzia Falasco Volpin (AD Mylan)
A sette mesi di distanza dal lancio sul mercato del primo autotest per la diagnosi dell'HIV, Mylan è di nuovo accanto alle Istituzioni, a Fondazione The Bridge e NPS Italia Onlus, per creare cultura in tema di prevenzione, ad oggi la prima e più importante arma di protezione contro l'HIV. Grazie a un dispositivo diagnostico rapido e facile da utilizzare, siamo orgogliosi di aver contribuito a facilitare l'accesso alla diagnosi precoce - un dovere verso sé stessi e verso gli altri - e a far emergere il sommerso delle diagnosi tardive, che portano a un aumento del rischio collettivo.



CONOSCENZA  DEL SELFTEST
PER LA DIAGNOSI  DELLA INFEZIONE DA HIV

L'infezione da virus hiv

Ritiene che oggi l' Infezione da Virus dell' Hiv sia..

molto   diffusa
12
abbastanza diffusa
57
Totale diffusa
69
poco diffusa
26
per niente diffusa
0
Totale non diffusa
26
non sa
5
(valori %)

Quanto ritiene importante  poter effettuare una diagnosi  precoce dell' Infezione da Virus?

molto  importante
71
abbastanza importante
25
Totale importante
96
poco importante
3
per niente importante
1
Totale non importante
4
(valori %)

Secondo lei, oggi, le istituzioni prestano alla diagnosi del virus dell'HIV un'attenzione:

del tutto adeguata
6
 sufficiente
36
Totale 
42
insufficiente
47
del tutto insufficiente
11
Totale non importante
58
(valori %)

Secondo lei, fare un test per la diagnosi  Infezione da Virus dell'Hiv nella Sanità pubblica è:

molto  semplice
19
abbastanza semplice
42
Totale semplice
61
un poco difficile
15
molto  difficile
3
Totale difficile
18
non sa
21
(valori %)


Conoscenza del test da fare autonomamente

Lei sa se esiste un test per la diagnosi dell'Infezione da Virus dell'Hiv da fare autonomamente senza ricorrere ai servizi sanitari?
 
sicuramente  
13
probabilmente  
24
 Totale sì
37
probabilmente  no
19
sicuramente no
5
 Totale no
24
non sa
39
(valori %)

Da alcuni mesi è disponibile in farmacia un test autodiagnostico per scoprire a casa propria se si è sieropositivi o meno. Ne ha sentito parlare?

19
no
75
non ricordo
6
(valori %)

Il test si fa attraverso un prelievo del sangue con una piccola puntura al polpastrello. Già dopo 15 minuti sono disponibili i risultati. Ritiene che si tratti di uno strumento molto, abbastanza, poco o per niente utile?

molto  utile
63
abbastanza utile
30
Totale utile
93
poco utile
5
per niente utile
2
Totale non utile
7
non sa
5
(valori %)

Per chi teme di aver contratto il virus,  secondo lei  quanto è importante poter ricorrere all'autotest  senza dover necessariamente passare per i servizi pubblici?

molto  importante
57
abbastanza importante
32
Totale importante
89
poco importante
8
per niente importante
3
Totale non importante
11
(valori %)


Il fatto che si tratti di un test fai da te lo rende, secondo lei, molto, abbastanza, poco o per niente attendibile?

molto  attendibile
9
abbastanza attendibile
61
Totale attendibile
70
poco attendibile
19
 per niente attendibile
2
Totale non attendibile
21
non sa
9
(valori %)

Secondo lei il selftest per la diagnosi dell'infezione da HIV  dovrebbe essere utilizzato da…

da chi teme di aver contratto il virus
63
tutti per sicurezza
39
da gruppi vulnerabili (tossicodipendenti, omosessuali, prostitute
37
da nessuno è meglio ricorrere ai servizi sanitari
5
non sa
2
(valori % somma risposte)

Con quale frequenza ritiene che le persone dovrebbero sottoporsi al self test ?

annualmente
40
ogni 2 anni
13
solo se hanno corso dei rischi
40
non sa
7
(valori %)


L'informazione

Secondo lei i medici di base dovrebbero informare i loro pazienti dell'esistenza del selftest per la diagnosi dell'infezione da HIV?

si tutti i pazienti
72
si, ma solo quelli che parlano dell'argomento
17
si, ma solo le persone appartenenti ai gruppi vulnerabili (tossicodipendenti, omosessuali, prostitute.
10
no, nessuno
1
(valori %)

Per quanto ne  sa, è necessario avere la ricetta medica per acquistare il test per la diagnosi del virus HIV?

7
no
30
non sa
63
(valori %)

Per acquistare il test per la diagnosi del virus HIV non è necessario avere la ricetta medica . Secondo lei è giusto o sarebbe meglio che per l'acquisto ci fosse l'obbligo di ricetta?  

è meglio la vendita libera
80
è meglio l'obbligo di ricetta medica
11
non sa
9
(valori %)

Secondo lei il fatto che il test fai da te venga venduto a tutti in farmacia rappresenta per la tutela della salute pubblica :  

un passo avanti
82
un pericolo
6
uno svantaggio
3
non sa
9
(valori %)

Per quale motivo lo considera uno svantaggio/pericolo?

Chi si fa il test non è detto che poi si curi e puo' essere pericoloso per la salute collettiva
51
Le diagnosi non sono sicure
35
Le persone sono meno controllate
9
Altro
5
(valori % risponde chi considera un pericolo/svantaggio)


Note di sintesi

il self test

L'infezione da HIV, sembra preoccupare buona parte del campione interpellato. Tale preoccupazione si evince dal fatto che quasi il 70% ritiene che l'infezione da virus HIV abbia una diffusione piuttosto ampia. Il dato non rispecchia ovviamente la situazione reale ma piuttosto la paura di chi non ha sufficienti informazioni in materia e che fa ingigantire la percezione sulla diffusione del fenomeno.  Particolarmente attente al tema risultano le donne, quanti hanno figli, inoltre la sensibilità cresce in misura direttamente proporzionale all'età.

A fronte di questa preoccupazione si delinea pertanto un ampio e solido favore a tutto ciò che può in qualche modo diagnosticare e contenere il fenomeno. Contestualmente accanto alla scarsa informazione che sappiamo esistere sull'argomento in generale, si evidenzia quella sull'esistenza del 'self test'

Dall'analisi dei dati raccolti rispetto alla diagnosi dell'infezione del virus HIV emerge :

  • l'importanza attribuita alla possibilità di poter effettuare una diagnosi precoce 
  • un atteggiamento critico verso le istituzioni che non prestano un' adeguata attenzione al problema, anche se la maggioranza crede che sia alquanto semplice fare un test all'interno della sanità pubblica
  • solo poco più di un terzo crede, ma non lo sa per certo, ci sia un test da fare da soli (sicuramente sì/probabilmente sì)
  • meno del 20% ha sentito parlare dell'autotest a disposizione in farmacia
  • la gran parte non sa se sia necessaria o meno la ricetta per l'acquisto ma l'80% ritiene sia meglio la vendita libera

 Tuttavia nonostante la limitatezza delle informazioni rispetto a utilità e affidabilità

  • la quasi totalità ritiene si tratti di uno strumento utile in generale
  • la stragrande maggioranza sottolinea quanto sia importante per chi teme di aver contratto il virus poter ricorrere a questo strumento senza passare per la sanità pubblica
  • il fatto che si tratti di un test "fai da te" non sembra inficiarne la validità e il 70% lo ritiene attendibile
  • oltre l'80% ritiene che la libera vendita del test in farmacia rappresenti un passo avanti  per la salute pubblica e solo un segmento minoritario, pari al 9%, lo considera un pericolo motivato dal timore della scarsa affidabilità della diagnosi e della successiva cura.

In merito al target che potrebbe ricorrere al self test e all'informazione

  • la maggioranza indica quanti temono di aver contratto il virus e in seconda battuta le categorie vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, ecc
  • solo una quota esigua, pari al 5%, sostiene che soltanto i servizi sanitari possono assolvere in maniera adeguata il compito diagnostico
  • i medici di base, secondo oltre il 70%, dovrebbero arrogarsi il compito di informare tutti i loro pazienti dell'esistenza del  self test  e non solo quanti lo richiedono o le categorie vulnerabili

Considerato quindi il favore che il self test raccoglie sembrerebbe utile una campagna di informazione, condotta principalmente attraverso i medici di base, per mettere in evidenza:

      l'utilità del test
      l'affidabilità del self test
       l'opportunità di riservatezza offerta a chi teme di aver contratto il virus
       la libera vendita senza obbligo di ricetta
      quanto il test rappresenti un passo avanti per la salute pubblica


Nota
Negli anni '90 oltre il 20% delle persone nell'indicare le maggiori preoccupazioni mettevano ai primi posti droga, mafia e Aids. Nel corso degli anni la situazione è cambiata, sono subentrate e diventate prioritarie la disoccupazione, la crisi economica, prospettive per i giovani e il terrorismo.
Di Aids ormai non si parla più da tempo e nessuno lo mette oggi nella lista delle proprie apprensioni, tuttavia quando si parla di infezione da virus HIV riemerge in maniera subdola una paura che riguarda nella maggioranza dei casi qualcosa che non si conosce, che non ci tocca da vicino e che spesso appartiene agli altri.
 Emerge pertanto la necessità di non sottovalutare questa paura che alimenta antichi e sorpassati stereotipi e fare chiarezza e informazione su questo tema, le problematiche che ne derivano e gli strumenti utili a farvi fronte.


L'indagine quantitativa è stata condotta online con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) all'interno di un campione nazionale di soggetti di età compresa tra i 18 ed i 60 anni.
 Il campione complessivo di 1000 residenti in Italia è rappresentativo dell'universo di riferimento e stratificato in base ai parametri di sesso, zona, ampiezza centro ed età.
 
L'indagine è stata condotta nel periodo dal 20 al 22 giugno 2017

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