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martedì 31 maggio 2016

LATTE: PARMALAT-LACTALIS HA DENUNCIATO PRESIDENTE COLDIRETTI

Il presidente della Lactalis Italia Jean Marc Bernier e il presidente della Parmalat Giuseppina Corsi hanno denunciato per diffamazione e violenza privata Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti e vicepresidente del Copa, l'organizzazione degli agricoltori europei. A renderlo noto è stato lo stesso Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione della Giornata del latte italiano con migliaia di allevatori alla presenza del premier Matteo Renzi a Milano, dove si svolge l'appuntamento nazionale in occasione del Milk World Day promosso dalla Fao in tutto il mondo.

L'azione penale promossa della multinazionale francese, che nel tempo si è comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è - sottolinea Moncalvo - una evidente "rappresaglia" alla battaglia del latte promossa a tutela degli allevatori italiani. Il gruppo transalpino ha ridotto unilateralmente i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, portandoli al di sotto dei costi di produzione ed agisce in giudizio per evitare qualsiasi contestazione. "Non ci faremo intimidire di fronte ad una azione che non ha precedenti a livello internazionale" precisa il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "all'arroganza della multinazionale francese gli agricoltori risponderanno davanti alle industrie, nei supermercati e nelle piazze certi di avere le Istituzioni al fianco".

A scatenare la guerra del latte è stata la decisione unilaterale della Lactalis di disdire i contratti, giungendo a rifiutare il latte munto nelle stalle dagli allevatori. Un abuso della propria posizione contrattuale considerando che gli allevatori, in ragione della deperibilità del prodotto, si trovano nell'impossibilità di collocarlo altrove. Una condizione che, di fatto – sottolinea la Coldiretti - induce i produttori ad accettare anche compensi inferiori ai costi di produzione.

La strategia commerciale della Lactalis ha portato in piazza decine di migliaia di agricoltori con presidi nelle industrie e nei supermercati e il sostegno attivo di cittadini, Istituzioni esponenti della Chiesa. Istituzioni civili e religiose si sono schierate a difesa del latte, delle stalle e delle campagne italiane, condividendo il boicottaggio dei prodotti della Parmalat (del Gruppo Lactalis) dai supermercati alle parrocchie fino ai social media.

L'azione penale - riferisce la Coldiretti - è stata archiviata la settimana scorsa dal giudice penale di Lodi il quale, condividendo quanto affermato dallo stesso Pubblico Ministero, non ha ravvisato condotte penalmente rilevanti. La Coldiretti non si è mai macchiata di condotte violente né ha mai inteso minacciare o diffamare alcunchè. Costituisce invece legittimo esercizio delle prerogative delle forze di rappresentanza la divulgazione delle condotte contrarie ai più elementari principi concorrenziali: non esiste un equilibrio contrattuale laddove una parte può compensare l'altra con una somma inferiore al costo di produzione accertato dalle autorità pubbliche. 

La multinazionale transalpina che in Italia opera con i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è il primo gruppo lattiero caseario nel mondo con un fatturato complessivo di 16 miliardi che in Italia sviluppa un giro d'affari per 1,4 miliardi di euro con una quota di mercato complessiva nel settore lattiero caseario del 23,4 per cento in volume mentre acquista circa l'8 per cento del latte italiano. Detiene il 33 per cento del mercato italiano del latte a lunga conservazione, ma la quota sale al 34 per cento nella mozzarella, al 37 per cento nei formaggi freschi e arriva addirittura la 49,8 per cento nella ricotta solo per citare alcuni esempi. Dall'acquisizione del gruppo Parmalat da parte della multinazionale francese nel 2011 in Italia hanno chiuso - ricorda la Coldiretti - 4000 stalle italiane, oltre il 10 per cento del totale. Una situazione che si è aggravata nel 2015 proprio a seguito della decisione di Lactalis di tagliare i compensi agli allevatori.



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