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giovedì 12 novembre 2015

5 cose che non tutti sanno sulla chirurgia estetica, dagli interventi mutuabili alla scelta del medico

L'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) fa chiarezza sugli interventi che si possono eseguire con il Servizio Sanitario Nazionale e su come scegliere il professionista a cui affidarsi

Interventi a scopo estetico eseguiti in modo fraudolento in ospedale, medici senza specializzazione che rifanno nasi e seni. Il mondo della chirurgia estetica ha poche regole ed è bene fare chiarezza per aiutare i pazienti a orientarsi. «Da tempo la nostra associazione si batte per ottenere più regole in questo settore. Intanto vogliamo dare alcune indicazioni per aiutare chi decide di approcciarsi alla chirurgia estetica a comportarsi nel modo opportuno» affermano gli specialisti dell'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), l'unica in Italia dedicata esclusivamente alla chirurgia estetica. 
Ecco quindi il vademecum sulla chirurgia estetica redatto da Aicpe.

Primo: gli interventi prettamente estetici non sono mai a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, periodicamente le cronache raccontano di casi di medici accusati di operare pazienti per motivi estetici facendoli passare per funzionali, come nell'indagine che riguarda il caso del dottor Matteo Tutino a Palermo.

«Sicuramente la maggioranza dei colleghi ospedalieri sono persone oneste, che lavorano duramente e seriamente in condizioni non sempre ottimali. Dall'altro lato i controlli compiuti dalla Guardia di Finanza nel 2014 parlano di una voragine nei conti dello Stato provocata dalle truffe al Servizio Sanitario Nazionale, fra le quali molto frequenti quelle che riguardano le operazioni di chirurgia estetica spacciate per interventi su gravi patologie, spesso addirittura tumorali– afferma il presidente di Aicpe, Mario Pelle Ceravolo -. Ben diverso è il caso in cui medici operano in ospedale in rispetto della legge in regime privato, il cosiddetto "intra moenia", anche per interventi di tipo estetico: in questi casi l'intervento non è a carico della sanità pubblica ma è pagato dal paziente, con costi equiparabili a quelli dei privati».

Secondo: esistono alcuni casi in cui il Ssn si fa carico degli interventi di chirurgia plastica fra i quali i più comuni sono quelli legati a esiti di malformazioni (acquisite o congenite) e traumi (come incidenti o ustioni). Altre possibili situazioni sono, ad esempio, il labbro leporino, asimmetrie mammarie importanti, il seno tuberoso, la gigantomastia e la ricostruzione del seno dopo un intervento di mastectomia. 

A carico del Ssn anche gli interventi su obesi in casi ben codificati: quando l'obesità è grave, a rischio è anche la salute quindi la sanità pubblica si fa carico sia degli interventi per perdere peso (la chirurgia bariatrica), sia per correggere gli esiti del forte dimagrimento (per esempio l'addome pendulo). «Ci sono poi dei casi "border line", come le orecchie a ventola dei bambini, a carico del Ssn nel caso in cui tale inestetismo causi problemi psicologici. La rinosettoplastica ossia la correzione del setto nasale deviato, può essere eseguita nel pubblico, ma non così la correzione della "gobbetta" o dei difetti estetici del naso» aggiunge Pelle Ceravolo.

Altra cosa da sapere sulla chirurgia plastica è che per legge basta una laurea in Medicina e Chirurgia per operare, anche senza una specializzazione. «In Italia ogni medico appena laureato e abilitato superando un esame post lauream, è autorizzato dal codice civile a esercitare in tutte le specializzazioni, esclusa radiologia e anestesia – afferma il presidente Aicpe -. Dopo la laurea è possibile iscriversi ai corsi di specializzazione, che sono facoltativi e a cui si accede con concorso nazionale. Il titolo di specialista, certifica che è stata approfondita per vari anni una certa disciplina, ma chiunque, anche senza specializzazione, può eseguire tutti gli interventi, dal lifting al trapianto di cuore.

Solo nelle strutture sanitarie pubbliche è richiesta la specializzazione, nel privato non è necessario quindi, soprattutto nella chirurgia estetica, accade molto spesso che molti medici pratichino senza training e senza titoli. Eseguire un lifting o un rinoplastica estetica o un aumento di volume mammario, al contrario di quanto si crede, non sono assolutamente interventi facili; in alcuni casi sono operazioni estremamente complesse che non devono in alcun modo essere effettuate da chi non ha un'adeguata preparazione e i titoli per farlo» continua Mario Pelle Ceravolo

Quarto, per scegliere il chirurgo plastico non fermatevi alle apparenze o al sito internet. «Spesso i pazienti si basano sul passaparola e sul sentito dire, o magari si fanno lusingare dallo studio elegante o dalla pubblicità sulle riviste patinate o sulla" magica rete", o peggio dal prezzo sospettosamente conveniente. Piuttosto controllate il curriculum, l'aggiornamento e l'appartenenza a una società specialistica, come Aicpe» aggiunge Pelle Ceravolo.

Quinto, non fatevi fuorviare dai casi estremi di chirurgia plastica che spesso sono alla ribalta della cronaca. «I disastri chirurgici tanto illustrati nelle trasmissioni televisive esistono, ma sono episodi molto rari e, nella maggior parte dei casi, provengono da isolati sedicenti e purtroppo spesso "seducenti" pseudo-chirurghi, che lavorano senza preparazione e senza scrupoli. Le conseguenze di questi individui non possono e non devono gettare ombra su una specialità composta da professionisti seri preparati ed eticamente corretti. 

Inoltre la stragrande maggioranza dei pazienti di chirurgia e medicina estetica appartengono ad una categoria ben lontana dalle vistose ed esuberanti soubrette  televisive o dei giornaletti scandalistici. Dall'altro lato anche i nostri pazienti sono per lo più persone equilibrate che soffrono per un naso che causa loro disagio o perché si vergognano del torace piatto o di un invecchiamento precoce del volto. Insomma, persone normalissime che attraverso una chirurgia plastica "seria"  ritrovano spesso il sorriso e la felicità» concludono i chirurghi di Aicpe.

AICPE. L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), l'unica in Italia dedicata esclusivamente alla chirurgia estetica, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, gemellata con l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 250 chirurghi in tutta Italia. Membri Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, accomunati da un codice etico comportamentale che li distingue dentro e fuori la sala operatoria. L'associazione ha elaborato e pubblicato le prime Linee Guida del settore, consultabili sul sito internet, che stabiliscono i fondamentali parametri operativi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici: disciplinando l'attività professionale con riferimento sia all'attività sanitaria, sia alle norme etiche; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica.



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venerdì 6 novembre 2015

Botulino in procura, AITEB: «Non alimentiamo falsi miti, gli elevati profili di sicurezza della tossina botulinica sono scientificamente provati da tempo»

 

La risposta dell’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino all’esposto presentato a Torino: «Ci sono migliaia di articoli scientifici e oltre 80 ricerche cliniche controllate. Ben vengano altri controlli».

«Esistono farmaci privi di effetti collaterali o eventi avversi? Ogni farmaco può produrne, con maggiore o minore frequenza e con maggiore o minore gravità. Ma ogni farmaco che le aziende intendono mettere in commercio viene sottoposto dalle Autorità Sanitarie a severissimi test clinici controllati, al termine dei quali viene concessa o meno l’autorizzazione. Questo iter ha naturalmente riguardato anche il botulino, sia sul versante estetico che terapeutico. Da un bagaglio di migliaia di articoli e dai risultati di oltre 80 ricerche cliniche controllate presenti nella letteratura scientifica internazionale emerge che la tossina botulinica è uno dei farmaci più prevedibili e sicuri. Al contrario degli effetti collaterali prodotti da molti farmaci, quelli conosciuti a carico del botulino sono sempre temporanei e reversibili. Ben vengano però ulteriori approfondimenti, ma non alimentiamo falsi miti su un farmaco i cui profili di sicurezza sono stati ampiamente dimostrati e risultano tra i più elevati in assoluto nell’ambito della farmacopea».

Così il presidente di AITEB - Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino - Massimo Signorini davanti all’esposto alla procura di Torino presentato da un dermatologo di Milano su presunte reazioni anche “gravi” della tossina.

«Premesso che un medico ha l’obbligo di segnalare al servizio di farmacovigilanza, ovvero all’Aifa e non alla procura, reazioni avverse di un farmaco, come associazione che si propone lo studio, la ricerca e la conoscenza della tossina botulinica, nonché la formazione di specialisti medici che sappiano utilizzarla correttamente, siamo a disposizione per fornire ulteriori informazioni alle Autorità Sanitarie nell’interesse dei pazienti e della loro salute».

Nel merito, AITEB richiama però tre elementi. Innanzitutto, il numero di casi coinvolti. «Stando a quanto risulta dall’esposto, parliamo di non più di un centinaio di casi interessati da reazioni avverse negli ultimi anni, prevalentemente nel distretto perioculare, quando in Italia possiamo stimare che ogni anno si fanno oltre 250.000 trattamenti estetici con il botulino, coinvolgendo 100-150.000 pazienti», ricorda il vicepresidente di AITEB Giuseppe Sito.

La frequenza è dunque straordinariamente bassa, dal momento che interessa un paziente su molte migliaia. In secondo luogo, la natura delle reazioni avverse.

«Gli studi che hanno portato all’autorizzazione del botulino per uso estetico hanno rilevato fin dall’inizio le possibili reazioni perioculari. Esse sono ben note e catalogate, sia per natura che per frequenza. E sono complicanze spontaneamente reversibili in quanto gli effetti del farmaco sono sempre e solo temporanei. Recentemente è stata l’inglese Indipendent Healthcare Advisory Service (HIAS) a rilevare che le complicanze mediche a seguito di trattamenti con botulino sono state pari alla metà di quelle registrate a seguito dei trattamenti con i filler», prosegue il vicepresidente  di AITEB.

Terzo, «non dimentichiamoci che in ambito estetico l’utilizzo del botulino in Italia è autorizzato dall’AIFA: risale al 2004 l’autorizzazione per l’impiego in ambito estetico per il miglioramento temporaneo dello sviluppo delle rughe glabellari di gravità da moderata a severa, in adulti di età inferiore a 65 anni; mentre è del 2014 l’autorizzazione per la zona perioculare, per attenuare le cosiddette zampe di gallina».

Conclude Sito: «Il botulino è un farmaco e come tale deve essere trattato da medici esperti e opportunamente formati. AITEB opera in questa direzione: formare medici che sappiamo come utilizzare un farmaco che si è rivelato utile non solo in estetica, ma anche nel risolvere casi di iperidrosi, cefalea, strabismo, blefarospasmo, e molte altri. La verifica continua della sua sicurezza è opportuna e benvenuta, ben altro è demonizzarlo ingiustificatamente e senza sostanza».


AITEB (www.aiteb.it). L’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino è il primo sodalizio di medici chirurghi nato con lo specifico obiettivo di sviluppare le conoscenze in merito all'uso della tossina botulinica in medicina estetica. Scopo di Aiteb è coinvolgere tutti i medici italiani interessati allo sviluppo delle metodiche riguardanti la tossina botulinica in estetica e di diventare un punto di riferimento imprescindibile per i pazienti, la stampa e le autorità sanitarie interessate a questi temi.
Aiteb vuole favorire la divulgazione delle conoscenze sulla tossina botulinica per uso estetico; sostenere e incrementare il livello qualitativo nell'impiego della tossina, a beneficio ultimo dei pazienti e dei medici stessi; contribuire alla ricerca e allo sviluppo tecnico e scientifico dell'uso e della terapia con la tossina botulinica; promuovere attività formative sull'utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico, a favore degli operatori del settore; informare su rischi e benefici della terapia con tossina botulinica; promuovere gruppi di studio e di ricerca sull'utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico.




Palatoschisi e il labbro leporino.

Quando si è in attesa di un bimbo, iniziamo a fantasticare su di lui dal primo già dalle prime settimane, sognando per lui un futuro sano e fisicamente perfetto, ma a volte può succedere che il bambino nasca con delle malformazioni più o meno gravi, come ad esempio la palatoschisi e il labbro leporino.
 

In realtà cosa sono, nello specifico, la Palatoschisi e il labbro leporino?

La palatoschisi e il labbro leporino sono malformazioni facciali e orali che avvengono molto presto nella gravidanza, mentre il bambino si sta sviluppando, risulta non esserci abbastanza tessuto nella zona della bocca o delle labbra.

Il labbro leporino è una malformazione congenita del neonato, coinvolge la zona sul piano labiale e nasale e talvolta si estende anche alle gengive, definita cheilognatoschisi, o al palato, definita labiopalatoschisi, è un’apertura al centro delle labbra superiori, causata dalla cattiva o assente coesione dei tessuti e della cartilagine sotto la fossa del naso.

La palatoschisi è una divisione o apertura nel tetto della bocca, può coinvolgere il palato duro, cioè la porzione anteriore ossea del tetto della bocca, e/o del palato molle, cioè la porzione posteriore morbido del tetto della bocca.

La palatoschisi e il labbro leporino possono manifestarsi su uno o entrambi i lati della bocca, perché il labbro e il palato si sviluppano separatamente, quindi potrebbe essere possibile avere un labbro leporino senza palatoschisi, una palatoschisi senza labioschisi, o entrambi un labbro leporino e palatoschisi insieme. 


Chi è soggetto a palatoschisi e il labbro leporino? E le loro cause?

Il labbro leporino, con o senza palatoschisi, colpisce circa 700 bambini l’anno, si verificano più spesso nei bambini di origine asiatica, latina, o la discesa dei nativi americani, colpendo maggiormente le ragazze, che sono circa il doppio dei ragazzi.

Nella maggior parte dei casi, la causa del labbro leporino e palatoschisi è sconosciuta, e purtroppo queste condizioni non possono essere evitate, gli scienziati ritengono che siano sono dovute a una combinazione di fattori genetici e ambientali.

Quello che si sa è che si sviluppano nel feto entro il terzo mese di gravidanza, periodo in cui i lati del viso si formano individualmente per poi saldarsi insieme.

Il labbro leporino e la palatoschisi possono verificarsi anche a seguito di esposizione a virus o a sostanze chimiche, da parte della madre che aspetta il bambino in grembo. Purtroppo, le cause di queste malformazioni congenite non sono ancora del tutto chiare e sono molteplici i fattori che potrebbero incidere sull’insorgere delle schisi, primi fra tutti, appunto, quelli ereditari.

Nel 20% dei casi, infatti, è presente una trasmissione ereditaria dovuta alla presenza di casi analoghi in famiglia, nell’80%, invece, potrebbero incidere notevolmente, il fumo, le infezioni, l’uso di alcuni farmaci e l’abuso di alcolici da parte della madre.

Per quanto riguarda la diagnosi delle schisi, questa è possibile grazie alle visite ecografiche a partire dalla dodicesima settimana di gravidanza.

Sarà possibile intervenire con un'operazione di chirurgia plastica da eseguirsi il prima possibile, entro i primi due mesi di vita, con successive revisioni nel corso degli anni. L'intervento di solito è eseguito in anestesia generale, il chirurgo lavora ricostruendo la pelle e i muscoli del labbro, senza dover usare tessuti prelevati da altre parti del corpo.

Nell'intervento di correzione della palatoschisi si praticano delle incisioni lungo i due lati della fessura; i due bordi sono poi avvicinati e fissati con punti di sutura per permettere la cicatrizzazione del palato.

Sarà necessario, dopo l’intervento, fare molta attenzione affinché il bambino non si tocchi o non si sfreghi il labbro, così da evitare l'apertura dei punti di sutura e permettere una rapida cicatrizzazione.

Luigina Mariani

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